La differenza fondamentale tra Euro 6d e Euro 6d-TEMP risiede nei margini di tolleranza concessi per le emissioni di ossidi di azoto (NOx) durante le prove su strada. Mentre lo standard transitorio Euro 6d-TEMP tollerava uno scostamento fino al 110% rispetto ai test di laboratorio, la normativa Euro 6d "piena" ha tagliato drasticamente questa forbice, abbassando la soglia di discrepanza massima a un valore significativamente più stringente. Chi acquista un'auto usata recente deve valutare con attenzione queste diciture sul libretto.

Origine normativa, protocolli di prova e il ruolo di WLTP ed RDE

Per comprendere appieno la genesi di questa suddivisione occorre fare un balzo indietro agli anni in cui l'industria automobilistica ha affrontato la revisione profonda dei cicli di omologazione. Il vecchio protocollo NEDC, famoso per rilevazioni condotte in condizioni di laboratorio del tutto avulse dal traffico reale, ha ceduto il passo al banco di prova WLTP (Worldwide Harmonized Light Vehicles Test Procedure). Tuttavia, la vera rivoluzione tecnologica e burocratica è coincisa con l'introduzione delle verifiche RDE (Real Driving Emissions).

Con il test RDE, gli enti omologatori hanno iniziato a installare sui terminali di scarico delle vetture dei sistemi portatili di misurazione (denominati PEMS) per registrare i gas nocivi direttamente su percorsi urbani, extraurbani ed autostradali. Siccome i produttori avevano bisogno di tempo utile per perfezionare le tecnologie di post-trattamento dei gas di scarico (come i catalizzatori SCR a iniezione di urea per i propulsori diesel o i filtri anti-particolato per i motori a benzina a iniezione diretta), la Commissione Europea ha predisposto una tabella di marcia scaglionata.

Da qui è scaturito il cosiddetto fattore di conformità (Conformity Factor - CF). Si tratta di un moltiplicatore applicato al limite teorico delle emissioni per calcolare la tolleranza ammessa nell'uso su strada rispetto al test in laboratorio. L'era Euro 6d-TEMP ha rappresentato il primo banco di prova su larga scala.

Analisi tecnica dei parametri e tolleranze sui gas di scarico

Il cuore della distinzione tra i due standard risiede puramente nelle cifre. Per i motori alimentati a gasolio, il valore soglia di ossidi di azoto (NOx) fissato al banco di prova equivale a 80 mg/km, mentre per i propulsori a benzina è pari a 60 mg/km. La discrepanza sostanziale risiede interamente in ciò che accade una volta montata l'attrezzatura di misurazione PEMS sul gancio di traino della vettura durante la prova su strada.

Nello standard Euro 6d-TEMP, l'Unione Europea ha accordato un fattore di conformità pari a 2,1 per la rilevazione di NOx. In termini pratici, un'autovettura diesel omologata in questa fase intermedia poteva emettere durante l'utilizzo reale su strada fino a 168 mg/km di ossidi di azoto senza violare la legge. Una misura pensata appositamente come cuscinetto di salvataggio per permettere alle case automobilistiche di aggiornare le catene di montaggio.

Al contrario, con il passaggio alla classe Euro 6d (denominata in fase iniziale anche Euro 6d Final o RDE Fase 2), il fattore di conformità tollerato per i gas NOx è sceso fino a 1,43 (e successivamente affinato a 1,5), riducendo il tetto massimo consentito per i diesel su strada a soli 114 mg/km o valori inferiori. Un taglio netto. Questa differenza ha imposto ai costruttori l'installazione sistematica di impianti di depurazione decisamente più complessi e costosi, evolvendo i catalizzatori ad abbattimento selettivo con doppi iniettori di AdBlue e sonde di rilevamento termico avanzate.

Impatti commerciali, blocchi del traffico e vita operativa delle auto

Per l'automobilista moderno, queste sigle scritte in piccolo alla riga V.9 della carta di circolazione non rappresentano mere elucubrazioni ingegneristiche, ma parametri che condizionano direttamente il portafoglio e la libertà di movimento. Le amministrazioni locali e i grandi centri urbani adottano parametri sempre più restrittivi per l'accesso alle Zone a Traffico Limitato (ZTL).

Un veicolo omologato Euro 6d-TEMP, immatricolato indicativamente tra la seconda metà del 2018 e la fine del 2020, offre garanzie di gran lunga superiori rispetto ai vecchi Euro 6b o 6c. Tuttavia, in alcune municipalità particolarmente rigorose in materia di transizioni ecologiche, la dicitura "TEMP" (temporanea) potrebbe subire limitazioni d'accesso con qualche anno d'anticipo rispetto alla classe Euro 6d completa, resa obbligatoria per tutte le nuove immatricolazioni da gennaio 2021.

Sul mercato dell'usato, una vettura con omologazione Euro 6d "piena" conserva un valore residuo superiore nel tempo, garantendo un'immunità prolungata rispetto ai blocchi della circolazione nei mesi invernali. Chi percorre molti chilometri al volante di un turbodiesel moderno deve dunque pesare con cura l'anno di immatricolazione e la dicitura esatta presente sul documento di circolazione per evitare brutte sorprese nel medio termine.