Per capire come si diventa Comsubin, la risposta immediata è che bisogna superare il Corso Ordinario Incursori, un iter selettivo della durata di circa un anno che si svolge presso il Varignano, a Porto Venere. Non è una passeggiata e la selezione è spietata: solo una minima percentuale dei candidati riesce a indossare il leggendario basco verde. La cosa importante da comprendere subito è che non basta essere atleti, serve una resilienza mentale che scavalchi il limite fisico. Ma restiamo con i piedi per terra: il primo passo è essere un militare della Marina Militare sotto i ventotto anni.

Oltre il mito: cos'è davvero il Raggruppamento Subacquei e Incursori Teseo Tesei

L'eredità storica e il prestigio internazionale

Inutile girarci intorno. Quando si parla di forze speciali italiane, il pensiero corre immediatamente agli uomini del Varignano, gli eredi diretti degli operatori dei mezzi d'assalto della Seconda Guerra Mondiale. Ma cerchiamo di non fare confusione tra i termini. Il Comsubin è il comando che racchiude due anime distinte ma complementari: il G.O.I. (Gruppo Operativo Incursori) e il G.O.S. (Gruppo Operativo Subacquei). Se il tuo obiettivo è la guerra non convenzionale, le operazioni covert e il sabotaggio, allora punti al G.O.I. È qui che il gioco si fa duro. Perché, siamo onesti, non stiamo parlando di un semplice impiego statale, ma di una scelta di vita che ti assorbe totalmente. La struttura prende il nome da Teseo Tesei, medaglia d'oro al valor militare, e questo dovrebbe già farti capire l'aria che si respira tra quelle mura cariche di storia.

Requisiti d'accesso: la sbarramento burocratico iniziale

Prima di sognare missioni impossibili, devi fare i conti con la realtà dei bandi di concorso. Come si diventa Comsubin se non sei già in Marina? Semplice: non puoi. Il concorso è interno o legato ai bandi per Volontari in Ferma Prefissata Iniziale (VFI) che prevedono una quota specifica per le Forze Speciali. La soglia dei 28 anni è il muro contro cui molti si schiantano per eccesso di indecisione. Devi avere una vista perfetta, un udito impeccabile e una fedina penale pulita come uno specchio. Ma la vera selezione inizia molto prima dei test fisici, nasce nella capacità di gestire la pressione di un ambiente dove ogni errore viene analizzato al microscopio. E credimi, al Varignano sanno come guardare sotto la superficie.

Il Corso Ordinario Incursori: la fucina del basco verde

Le prove fisiche di preselezione: il biglietto d'ingresso

Le selezioni fisiche sono il filtro che screma i sognatori dai candidati seri. Non sono impossibili per un atleta preparato, ma il punto è un altro. Devi nuotare i 100 metri in meno di 1'45", fare almeno 10 trazioni alla sbarra, 30 piegamenti sulle braccia e un salto in alto di almeno 1,10 metri. E poi c'è la prova di apnea, che è dove molti iniziano a tremare. Ma non è la singola prestazione a contare, quanto la capacità di mantenere la calma mentre il cuore batte a 180 pulsazioni. Se superi questo scoglio, entri nel Corso Ordinario, suddiviso in quattro fasi distinte: combattimento a terra, fase subacquea, fase anfibia e condotta di operazioni speciali. Ogni fase è un gradino verso l'eccellenza, ma anche una botola pronta ad aprirsi sotto i tuoi piedi se perdi la concentrazione per un solo istante.

La prima fase: il combattimento a terra e la resistenza

Qui si impara a muoversi come ombre. Si parla di topografia, orientamento, uso delle armi e tattiche di pattuglia. La stanchezza diventa la tua compagna di stanza. Ma perché i posti sono così limitati? Perché il G.O.I. non cerca soldati, cerca risolutori di problemi in condizioni di stress estremo. Le marce forzate con zaini pesanti oltre 20 chili non servono solo a misurare i tuoi polpacci, ma a testare quanto sei disposto a soffrire prima di dire basta. La cosa è che il fisico può essere allenato, ma la testa no. Ed è proprio in questa fase che avviene la prima grande epurazione, quando il freddo e la mancanza di sonno iniziano a corrodere la determinazione iniziale.

L'acqua come elemento naturale: la fase subacquea

Questa è la parte dove si distingue un soldato d'élite da un vero incursore di marina. Come si diventa Comsubin senza dominare l'elemento liquido? Impossibile. Durante la fase subacquea, gli allievi imparano a utilizzare l'A.R.O. (Autorespiratore ad Ossigeno), un sistema a circuito chiuso che non rilascia bolle in superficie, rendendo l'operatore invisibile. Navigare sott'acqua per ore, nel buio più totale, orientandosi solo con una bussola e il tocco del compagno, richiede una padronanza di sé che pochi esseri umani possiedono. La pressione idrostatica diventa una pressione psicologica costante. È il momento in cui l'allievo smette di combattere l'acqua e inizia a usarla come copertura.

La specializzazione tecnica e il superamento dei limiti personali

Navigazione anfibia e operazioni speciali

Superata la subacquea, si passa alla gestione dei mezzi nautici. Gommoni veloci, motoscafi d'attacco e tecniche di inserzione da elicottero. Qui si impara che il mare è una strada che porta ovunque, se sai come percorrerla. Le operazioni speciali richiedono una precisione chirurgica. Immagina di dover scalare una parete rocciosa a picco sul mare in piena notte, con il sale che ti brucia gli occhi e il vento che cerca di strapparti via. Ma dove si vede davvero la differenza è nella pianificazione: un incursore deve saper analizzare uno scenario complesso in pochi secondi e agire di conseguenza. L'addestramento diventa sempre più frenetico, con simulazioni che rasentano la realtà dei teatri operativi internazionali dove il Comsubin è regolarmente impiegato.

Il fango, il freddo e il test finale

L'ultima parte del corso è una prova di sintesi di tutto ciò che è stato appreso nei mesi precedenti. È un esercizio continuativo che spinge gli allievi oltre ogni limite immaginabile. Ma non pensare che una volta finito il corso tu sia arrivato. Ricevere il basco verde è solo l'inizio di un periodo di affiancamento presso il Gruppo Operativo Incursori che durerà altri mesi. La statistica non mente: su circa 30-40 allievi che iniziano il corso, spesso meno di 5 arrivano alla fine. È una selezione naturale basata sulla qualità assoluta, non sulla quantità. Perché, ammettiamolo, in una missione ad alto rischio non vuoi accanto qualcuno che è passato solo perché il corso era diventato facile.

Percorsi alternativi e confronto con altre forze speciali

Incursore o Subacqueo: due strade diverse

Molti si chiedono se come si diventa Comsubin valga anche per chi vuole fare il palombaro. La risposta è sì, ma il percorso è differente. Mentre l'incursore del G.O.I. è un combattente, il palombaro del G.O.S. è un tecnico specializzato nel lavoro subacqueo a grandi profondità e nella bonifica degli ordigni esplosivi. Il G.O.S. è un'eccellenza mondiale che interviene in soccorsi sottomarini complessi e lavori di alta ingegneria sotto la superficie. Se la tua vocazione è più tecnica che tattica, il Corso Ordinario Palombari è la tua strada. Entrambi portano il nome Comsubin sulla divisa, ma operano in mondi paralleli che si incontrano solo nelle necessità operative più estreme.

G.O.I. contro Col Moschin: analogie e differenze

Spesso si fa confusione tra gli Incursori della Marina e quelli dell'Esercito (il 9° Reggimento Col Moschin). Entrambe sono unità di livello Tier 1, il massimo nelle gerarchie militari. La differenza sostanziale risiede nell'ambiente di elezione. Mentre il Col Moschin ha una vocazione prettamente terrestre e montana, il G.O.I. mantiene il primato assoluto nelle operazioni marittime e anfibie. Ma attenzione: entrambi i reparti collaborano costantemente sotto l'egida del COFS (Comando interforze per le Operazioni delle Forze Speciali). Scegliere l'uno o l'altro dipende solo da quale elemento senti più tuo: la terra o l'acqua.

Errori comuni e falsi miti: dove cade l'aspirante incursore

Il primo grande malinteso che circola nelle caserme e sui forum specializzati riguarda la natura stessa della selezione. Molti candidati si presentano al Varignano convinti che il Comsubin cerchi dei supermen della pesistica o dei maratoneti olimpici. Non è così. Uno degli errori più frequenti è focalizzarsi esclusivamente sul potenziamento muscolare ipertrofico, convinti che avere un bicipite da cinquanta centimetri aiuti a trasportare lo zaino. Al contrario, la massa muscolare eccessiva richiede un ossigenamento che, sotto stress prolungato e ipotermia, diventa un debito insostenibile. Il Gruppo Operativo Incursori cerca atleti agili, resistenti e, soprattutto, dotati di una flessibilità psicofisica fuori dal comune.

L'illusione del Rambo solitario

Un altro errore fatale è l'approccio individuale. Molti ragazzi arrivano convinti che per superare il corso basti "pestare duro" e guardare solo il proprio traguardo. Niente di più sbagliato. Gli istruttori osservano costantemente come il candidato interagisce con il resto del gruppo nel momento della massima sofferenza. Chi non condivide l'acqua, chi non aiuta il compagno in difficoltà durante una marcia zavorrata o chi cerca di primeggiare a discapito della coesione del team viene scartato quasi immediatamente. Il senso del collettivo è la pietra angolare del Varignano: un incursore da solo è vulnerabile, una squadra è invincibile.

Sottovalutare l'acquaticità profonda

C'è poi chi pensa che saper nuotare bene in piscina sia sufficiente. L'errore qui è confondere il nuoto sportivo con l'acquaticità operativa. Il Comsubin mette alla prova il rapporto ancestrale dell'uomo con l'acqua, spesso in condizioni di visibilità zero o correnti avverse. Molti candidati eccellenti a terra entrano in panico quando devono gestire un malfunzionamento dell'autorespiratore al buio o quando il freddo smette di essere un fastidio per diventare un dolore fisico costante. Non basta non aver paura dell'acqua; bisogna abitarla come se fosse il proprio elemento naturale, mantenendo la lucidità mentale necessaria per risolvere problemi complessi mentre i polmoni bruciano.

Il segreto degli esperti: la micro-pianificazione mentale

Se chiedete a un incursore veterano quale sia stato il momento più difficile del corso ordinario, raramente vi risponderà citando una prova fisica specifica. Vi parlerà invece della gestione del tempo. Un consiglio tecnico poco noto ma fondamentale è la tecnica della compartimentazione degli obiettivi. Quando mancano ancora mesi alla fine del corso e il corpo urla pietà, l'errore è guardare alla fine del percorso. Gli esperti consigliano di dividere la giornata in piccoli segmenti: sopravvivere fino a colazione, poi fino al pranzo, poi fino al tramonto. Questa micro-pianificazione impedisce alla mente di essere sopraffatta dall'enormità dello sforzo complessivo, trasformando una montagna insormontabile in una serie di piccoli passi gestibili.

La cura maniacale dei dettagli materiali

Un aspetto che viene spesso ignorato dai profani è la gestione del materiale. Un incursore esperto sa che un calzino piegato male può significare un'infezione che ti mette fuori gioco dopo venti chilometri. La vera differenza tra chi arriva al basco verde e chi torna a casa sta nella capacità di mantenere una disciplina formale e sostanziale anche quando si è privi di sonno da quarantotto ore. Curare la propria attrezzatura, pulire l'arma prima di se stessi e gestire la nutrizione in modo scientifico sono dettagli che gli istruttori valutano con estrema attenzione, poiché riflettono la capacità del futuro operatore di gestire missioni reali dove il minimo errore logistico può essere fatale.

Domande frequenti sul percorso Comsubin

Qual è la percentuale reale di abbandono durante il corso ordinario?

Storicamente, il tasso di attrito presso il Varignano è estremamente elevato, oscillando solitamente tra l'ottanta e il novanta per cento dei partecipanti iniziali. Questo dato non deve spaventare ma serve a sottolineare l'eccellenza richiesta per far parte di un reparto d'élite che conta poche centinaia di effettivi. Gran parte delle rinunce avviene nelle prime settimane, durante il cosiddetto tirocinio, dove lo stress psicofisico raggiunge picchi brutali per scremare chi non possiede una motivazione granitica. Solo una manciata di uomini ogni anno riesce a completare l'intero iter formativo e a fregiarsi del titolo di incursore della Marina Militare.

Si può accedere al concorso anche se si portano gli occhiali o le lenti?

I requisiti visivi per il Gruppo Operativo Incursori sono molto severi, richiedendo generalmente un visus naturale di almeno otto decimi per occhio, raggiungibile con una correzione minima. Tuttavia, le normative possono subire aggiornamenti e l'uso di tecniche di chirurgia refrattiva come la PRK o la LASIK è spesso accettato, purché l'intervento sia perfettamente riuscito e stabilizzato da un tempo congruo. È fondamentale consultare il bando di concorso più recente e sottoporsi a una visita preventiva presso una struttura militare per confermare l'idoneità. La vista è un senso critico per le operazioni subacquee e notturne, dunque non sono ammessi compromessi sulla capacità percettiva del candidato.

Quali sono i limiti di età per tentare la selezione?

Per partecipare al concorso interno per incursori della Marina Militare, il limite di età è generalmente fissato a ventotto anni non ancora compiuti al momento della domanda. Questa soglia riflette la necessità di avere operatori nel pieno della loro efficienza fisica che possano garantire almeno un decennio di servizio operativo operativo ad alta intensità. Esistono piccole deroghe basate sul grado o sul servizio pregresso, ma la tendenza è quella di favorire candidati molto giovani, preferibilmente tra i venti e i venticinque anni. La precocità è un vantaggio perché permette al fisico di recuperare più velocemente dai traumi e dallo stress accumulato durante l'anno di addestramento più duro al mondo.

Sintesi finale: il prezzo dell'eccellenza

Diventare un incursore del Comsubin non è una scelta di carriera, ma una vera e propria mutazione identitaria che richiede il sacrificio totale della propria zona di comfort. Non si tratta di indossare una divisa prestigiosa o di imparare a usare armamenti sofisticati, quanto di accettare una sfida costante contro i propri limiti biologici e mentali. La selezione è brutale perché la realtà operativa non concede seconde occasioni, e solo chi dimostra un'umiltà assoluta unita a una volontà d'acciaio può sperare di varcare il cancello del Varignano da vincitore. In un mondo che cerca scorciatoie, questo percorso rimane uno degli ultimi baluardi della meritocrazia pura, dove conta solo ciò che sei capace di fare quando tutto il resto viene meno. La domanda non è se siete abbastanza forti, ma se siete disposti a distruggere chi siete oggi per diventare l'élite di domani. Solo chi risponde con i fatti, e non con le parole, avrà l'onore di indossare quel basco verde che pesa quanto una vita intera di fatiche.