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Pensateci: oltre il 95% delle case in Italia, Spagna e Portogallo ne ospita uno, eppure miliardi di persone nel resto del pianeta considerano l'idea stessa di lavarsi le parti intime seduti su una vaschetta di porcellana una bizzarria inconcepibile, se non un vero e proprio abominio igienico. La risposta breve alla domanda geopolitica su chi usi il bidet è semplice: l'Europa mediterranea, il Sud America (Argentina in testa), il Medio Oriente e, con tecnologie fantascientifiche, il Giappone. Il resto del mondo? Si affida ciecamente alla carta.
La genesi di un paradosso: dalle alcove della nobiltà francese al disprezzo britannico
La storia del bidet è intessuta di ironia e snobismo. Concepito in Francia all'inizio del Settecento da Christophe des Rosiers per la famiglia reale, deve il suo nome al "bidetto", un piccolo cavallo pony, a causa della posizione a cavalcioni che si assumeva durante l'uso. Inizialmente, questo strumento non nacque affatto per l'igiene quotidiana universale, bensì per scopi ben più intimi e legati alle stanze da letto delle cortigiane e dei nobili, spesso utilizzato come rudimentale (e inefficace) contraccettivo post-coitale. Fu proprio questa associazione con la sfera sessuale e la prostituzione a decretarne la condanna morale nei paesi anglosassoni. I soldati britannici e americani, incappati nei bidet durante le guerre in terra continentale, associarono l'oggetto al vizio e alla lascivia. Questo pregiudizio puritano si è cristallizzato nei secoli, creando una frattura culturale insanabile: mentre l'Italia lo rendeva obbligatorio per legge nei servizi igienici residenziali nel 1975, il mondo anglosassone continuava a bandirlo, considerandolo un ingombro peccaminoso e del
Cosa dicono gli esperti
Dal punto di vista igienico e medico, i dermatologi e i gastroenterologi concordano sul fatto che l'uso del bidet offra vantaggi straordinari rispetto alla sola carta igienica. L'acqua, infatti, pulisce in modo molto più efficace e delicato, riducendo drasticamente il rischio di irritazioni cutanee, emorroidi e infezioni batteriche delle vie urinarie. Gli esperti sottolineano come lo sfregamento continuo della carta possa causare micro-lesioni, mentre il getto d'acqua preserva la barriera naturale della pelle. Inoltre, c'è un forte focus sulla sostenibilità ambientale: la produzione di carta igienica richiede abbattimento di alberi e un consumo idrico massiccio. Lavarsi con il bidet consuma molta meno acqua di quanta ne serva per fabbricare i rotoli necessari a garantire lo stesso livello di pulizia, rendendolo una scelta ecologica promossa a pieni voti dai difensori dell'ambiente.
Domande frequenti (FAQ)
Perché il bidet è così diffuso in Italia ma quasi assente in altri paesi europei?
La diffusione del bidet in Italia è legata a una combinazione di fattori storici e legislativi. Introdotto nel Settecento nel Regno di Napoli, è diventato un simbolo di igiene irrinunciabile, tanto che nel 1975 una legge ministeriale ne ha reso obbligatoria l'installazione in almeno un bagno di ogni casa. In altri paesi europei, come la Francia (dove è nato), è stato progressivamente eliminato nel secondo dopoguerra per ottimizzare gli spazi abitativi ridotti, radicando l'abitudine culturale di affidarsi esclusivamente alla carta igienica o alla doccia.
Quali sono le alternative moderne al bidet classico per chi viaggia all'estero?
Per chi non vuole rinunciare all'igiene dell'acqua anche dove il bidet tradizionale non esiste, il mercato offre oggi soluzioni tecnologiche avanzate. La più celebre è il washlet giapponese, un sedile del WC super tecnologico dotato di sp
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