“Che bello!”: un’esclamazione tutta italiana

Quante volte al giorno diciamo “che bello!”? Magari appena vediamo il sole dopo una settimana di pioggia, o quando scopriamo che il nostro giorno libero è finalmente arrivato. Questa piccola esclamazione è una delle più usate nella lingua italiana, e non a caso: esprime stupore, gioia, meraviglia in poche sillabe.

Ma si dice “che bello” o “ch’è bello”?

La risposta è semplice: si dice correttamente “che bello!”, senza unire “che” e “è”. Anche se a volte, nell’oralità informale, qualcuno potrebbe dire “ch’è bello” pensando a una contrazione di “che è bello”, grammaticalmente non è la forma giusta in questo caso. Infatti, “che bello!” è un’esclamazione fatta con l’ausilio di un pronome relativo (“che”) usato in senso intensivo, proprio come accade in frasi come “che bravo!”, “che buono!”, “che strano!”. Non stiamo dicendo “è bello”, ma esprimiamo un’emozione diretta.

Immagina di assaggiare un gelato perfetto: “Che buono!” ti esce spontaneo, non “ch’è buono!”. Stessa cosa per un amico che ha fatto qualcosa di incredibile: “Che bravo!”, non “ch’è bravo!”. L’effetto è più vivace, più sincero. È il bello della nostra lingua: sa rendere i sentimenti con poche parole, ma cariche di significato.

Quindi, la prossima volta che domani è festa e puoi dormire fino a tardi… non esitare: un sonoro “Che bello!” è tutto quello che serve.

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