Il gusto del gatto? Secondo alcuni, simile al pollo
La domanda può sorprendere, eppure qualcuno se l’è posta davvero: che sapore ha un gatto? In alcune parti del mondo, la carne di gatto non è solo consumata, ma considerata una pietanza tradizionale. Uno svizzero, interpellato sull’argomento, ha raccontato senza mezzi termini la sua esperienza: “Ha lo stesso sapore del pollo, ma è più facile da digerire. Ed è molto meglio del coniglio”.
Questo parere, per quanto insolito, non è isolato. In regioni come l’Alsazia, alcune aree della Cina o del Sud America, il consumo di carne felina è attestato in contesti storici o di sopravvivenza. Durante le carestie, ad esempio, non era raro che le famiglie ricorressero a fonti di proteine poco convenzionali, e i gatti, pur essendo oggi considerati animali domestici, non erano sempre visti con lo stesso affetto di oggi.
La somiglianza col pollo è un tema ricorrente tra chi ha assaggiato carni esotiche: molte specie, preparate in modo simile, sviluppano un sapore neutro e delicato, che ricorda il pollo bollito o arrosto. Tuttavia, oggi in Europa e in gran parte del mondo occidentale, l’idea di mangiare un gatto suscita ripulsa, anche per motivi culturali ed etici.
In Italia, ad esempio, i gatti sono protetti da leggi contro il maltrattamento degli animali, e l’idea di consumarli è fuori discussione. Ma la risposta dello svizzero ci ricorda quanto il gusto sia soggettivo, e quanto le tradizioni alimentari possano variare radicalmente da un Paese all’altro. Quello che per alcuni è un tabù, per altri può essere un ricordo d’infanzia o una curiosità culinaria.
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