Concorso Pubblico: Che Voto Serve?
Negli ultimi anni, una domanda frequente tra chi si prepara ai concorsi pubblici è: quale voto di laurea serve per partecipare? La buona notizia è che, da un po’ di tempo, il voto non conta più come requisito d’accesso.
Il cambiamento è arrivato grazie alla legge delega n. 124 del 2015, in particolare all’articolo 17, comma d). Questa norma ha abolito la possibilità di inserire negli avvisi di concorso uno “sbarramento” basato sul voto di laurea. In altre parole, non è più lecito escludere un candidato solo perché il suo voto è inferiore a una certa soglia.
Prima di questa riforma, molti bandi richiedevano un minimo di 100 e lode o comunque un punteggio elevato, creando di fatto un ostacolo per tanti iscritti onesti ma meno "brillanti" sui numeri. Oggi, invece, l’accesso ai concorsi è più equo: l’obiettivo è valutare le competenze e le capacità dei candidati durante le prove, non il loro passato accademico.
Questo non significa che il voto sia irrilevante in assoluto. In alcune graduatorie di merito, specie nei concorsi accademici o per assegni di ricerca, il voto può ancora contribuire al punteggio. Ma come condizione per partecipare, oggi non può più essere un filtro esclusivo.
Insomma, se stai pensando di provare un concorso pubblico, non devi temere di essere penalizzato solo per via del voto di laurea. L’importante è prepararsi bene e dimostrare le proprie capacità sul campo. Il merito, ormai, si guadagna con l’impegno, non con un numero sulla pergamena.
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