Chi amava Polifemo?

Polifemo, il ciclope figlio di Poseidone, non era certo famoso per il suo aspetto né per il carattere docile. Ma nonostante la sua ferocia, anche lui conobbe l’amore — un amore tormentato, destinato al fallimento.

Non fu lui a essere amato, ma fu lui a innamorarsi: della bellissima ninfa Galatea, una nereide dai lunghi capelli che nuotava tra le onde del mare. Polifemo, forte e solitario, si ritrovò improvvisamente fragile davanti a un sentimento che non sapeva controllare. Passava le giornate a cantare per lei, seduto tra le rocce, con la cetra in mano, sperando di conquistarla con la musica.

Ma Galatea non ricambiava il suo affetto. Il suo cuore apparteneva al giovane Aci, figlio del dio Fauno e della ninfa Simetide. La loro storia era piena di tenerezza, di sguardi rubati tra le onde e i boschi. Quando Polifemo se ne accorse, la gelosia lo travolse come un maremoto.

In un impeto di rabbia, afferrò un masso colossale e lo scagliò sul giovane Aci, uccidendolo. Ma proprio in quel momento, il sangue del ragazzo si trasformò in un fiume che scorre ancora oggi in Sicilia: il fiume Acis, che nasce dal monte e si getta nel mar Ionio. Galatea, disperata, implorò gli dei e trasformò il corpo di Aci in una corrente eterna, perché il loro amore non morisse.

Polifemo rimase solo, con il suo canto spezzato e un cuore troppo grande per essere capito. Fu amato da nessuno, ma amò con tutta la forza di un titano ferito. Una storia antica, ma sempre viva: perché l’amore, quando è cieco, può essere cieco davvero — come un ciclope alla luna.

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