Il falso spadaio dei Promessi Sposi

Nella celebre scena dell’osteria nei “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, un personaggio minore emerge con una vivacità che lo rende indimenticabile: Ambrogio Fusella, il cosiddetto “falso spadaio”. Non è un vero artigiano delle lame, ma un birro — ovvero un agente di polizia dell’epoca — travestito per cogliere Renzo in fallo. La sua figura, tratteggiata con pochi ma efficaci tratti, rivela una natura meschina e contraddittoria.

Fusella entra nell’osteria con aria da spaccone, si atteggia a uomo importante, tanto da risultare altezzoso con l’oste, che pure gli offre ospitalità. Ma non appena si trova di fronte Renzo, il nostro eroe ingenuo ma coraggioso, il falso spadaio smarrisce subito la sicurezza. Diventa vigliacchetto, esitante, incapace di imporsi con forza. E quando la folla si infiamma e minaccia di ribellarsi, Fusella si sbriciola del tutto: vigliacchissimo, si ritrae, si nasconde, teme per la sua incolumità.

Manzoni, con la sua solita maestria, non ha bisogno di lunghe descrizioni per dipingere un carattere. Basta un gesto, un tono di voce, un silenzio per rivelare che Fusella è povero di spirito. Cerca di apparire furbo, di approfittare della situazione, ma la sua falsa maschera cade facilmente. È un uomo che si crede superiore grazie alla sua uniforme nascosta, ma che in realtà è prigioniero della propria paura.

In un romanzo popolato da figure indimenticabili, Ambrogio Fusella resta un esempio perfetto di come Manzoni sappia cogliere le debolezze umane con lucida ironia. Un personaggio comico e insieme patetico, che ride di sé senza accorgersene.

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