Chi è in malattia può essere licenziato? La risposta della Cassazione

Una domanda frequente tra i lavoratori italiani riguarda la possibilità di essere licenziati durante un periodo di malattia. La risposta, grazie a una chiara pronuncia della Cassazione, è oggi più precisa che mai.

Con la sentenza n. 23674 del 28 luglio 2022, la Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale: è nullo il licenziamento di un lavoratore assente per motivi di salute se avviene prima del termine del periodo di comporto stabilito dal contratto collettivo. Questo periodo, variabile a seconda del settore e del CCNL applicato, rappresenta una tutela fondamentale per i dipendenti, durante il quale non possono essere licenziati per giustificato motivo oggettivo o per raggiunta soglia di assenteismo.

Il messaggio della Cassazione è chiaro: la malattia non può essere penalizzata. Finché il lavoratore è coperto dal periodo di comporto – che di norma va dai 30 ai 60 giorni consecutivi, a seconda del contratto – il datore di lavoro non può procedere al licenziamento per ragioni legate all’assenza per malattia.

È importante però non confondere questa tutela con la protezione contro il licenziamento per altri motivi. Se un’azienda chiude o deve ridurre il personale per comprovate esigenze organizzative, il lavoratore in malattia non è automaticamente al riparo. Tuttavia, in questi casi, la legge richiede un’attenta valutazione della situazione e spesso interviene la giurisprudenza a garantire equità.

In sintesi, il diritto alla salute ha un peso rilevante nel mondo del lavoro. Il lavoratore malato non può essere punito con un licenziamento ingiusto, soprattutto se il suo assenteismo rientra nei termini previsti dai contratti collettivi. La sentenza della Cassazione protegge proprio questo equilibrio tra diritti dei lavoratori e esigenze delle imprese.

Vedi anche

Approfondimenti

Argomenti correlati