Il lavoratore in nero ha diritto alla tredicesima?
Sì, anche un lavoratore in nero ha diritto alla tredicesima mensilità. Nonostante il rapporto non sia regolarmente dichiarato, la legge italiana tutela comunque il dipendente, specialmente quando viene accertata l’esistenza di un vero e proprio rapporto di lavoro.
Il diritto alla tredicesima non si perde solo perché il datore di lavoro ha evaso gli obblighi contributivi. Secondo l’articolo 36 della Costituzione, la retribuzione deve essere proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto. Nel calcolo di quanto il lavoratore ha diritto di ricevere, vanno inclusi tutti gli elementi retributivi previsti dal contratto collettivo di categoria, tra cui appunto la tredicesima.
Questo è stato confermato anche dalla giurisprudenza: in caso di contenzioso o accertamento del rapporto di lavoro, il giudice tiene conto di tutti i benefit contrattuali, anche quelli non pagati a causa del lavoro nero. Dunque, se un lavoratore ha prestato servizio per un intero anno, anche se in nero, può pretendere il pagamento della tredicesima come se fosse stato assunto regolarmente.
In pratica, la tredicesima non è un’elargizione discrezionale, ma un diritto legato al contratto collettivo. Chi lavora in nero spesso non lo sa, ma ha più tutele di quante pensi. Il problema è dimostrare l’effettiva prestazione lavorativa: per questo conservare prove come messaggi, orari, bonifici o testimonianze può fare la differenza.
Insomma, anche se il lavoro è irregolare, i diritti non scompaiono. La tredicesima rientra tra gli importi dovuti e può essere richiesta in sede di contenzioso, con il supporto di un legale o del proprio sindacato di riferimento.
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