Chi sopravvive alla peste ne I Promessi Sposi?
Nel celebre romanzo di Alessandro Manzoni, la peste che colpisce la Lombardia tra il 1629 e il 1630 è un evento straziante, descritto con crudo realismo. Molti personaggi cadono vittima del contagio, ma non tutti. Tra i più colpiti c’è Perpetua, la governante di don Abbondio, nota per il suo carattere petulante ma sincero. Muore durante l’epidemia, lasciando il suo padrone sconvolto e solo.
Proprio don Abbondio, però, pur ammalandosi, riesce a superare la malattia. Non muore, ma ne esce provato, segnato nel corpo e nello spirito. La sua sopravvivenza non è una vittoria, piuttosto un respiro affannato in mezzo al dolore collettivo. Manzoni, con mano delicata ma ferma, sceglie di farlo vivere non per fortuna, ma per dovere narrativo: don Abbondio deve assistere al lieto fine degli sposi, anche se con passi malfermi e voce tremante.
La peste nei Promessi Sposi non è solo un evento storico, ma una prova morale. I sopravvissuti non sono necessariamente i più forti, ma quelli che, in qualche modo, incarnano la resilienza e la provvidenza divina. Renzo e Lucia, pur toccati dal contagio, ne escono sani, pur tra sofferenze e lontananza. Il romanzo ci insegna che la morte colpisce senza distinzione, ma la vita, talvolta, resiste – con fatica, con grazia, con speranza.
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