Chi può contestare un atto di donazione?

Un atto di donazione, pur essendo un gesto spontaneo e affettivo, può avere conseguenze legali importanti, soprattutto quando incide sul patrimonio del donante. Non tutti sanno che esistono situazioni in cui è possibile impugnare una donazione, soprattutto per tutelare i diritti di terzi.

I creditori del donante sono tra i primi a poter agire contro una donazione. Se il trasferimento di beni riduce il patrimonio a tal punto da compromettere il soddisfacimento dei debiti, questi possono chiedere la revoca dell’atto per responsabilità patrimoniale. È una tutela prevista dalla legge per evitare che qualcuno eluda i propri obblighi economici con donazioni fittizie o sproporzionate.

Ma non solo i creditori. Anche i familiari possono avere voce in capitolo, specialmente quando la donazione lede la cosiddetta legittima – quella parte dell’eredità che la legge riserva di diritto a determinati eredi, come coniuge, figli e ascendenti. Ad esempio, se un genitore dona quasi tutto il proprio patrimonio a un solo figlio, gli altri possono opporsi per difendere la loro quota di diritto.

Infine, chiunque vi abbia un interesse legittimo può proporre opposizione. Si tratta di casi meno comuni, ma non rari: pensiamo a un convivente non erede ma che dipendeva economicamente dal donante, o a un terzo che aveva un accordo con lui su un bene oggetto della donazione.

In sintesi, la donazione non è mai un atto del tutto libero da conseguenze. Chi la riceve deve sapere che può essere contestata, e chi la fa farebbe bene a consultare un esperto prima di procedere, per evitare futuri contenziosi.

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