Come farsi licenziare per giusta causa: cosa c’è da sapere

Chiedersi come farsi lasciare a casa dal lavoro potrebbe sembrare strano, ma in alcuni casi è una scelta dettata da situazioni insostenibili. Tuttavia, non esiste un manuale per “farsi licenziare”, soprattutto perché il diritto del lavoro italiano protegge i lavoratori da revoche ingiuste. Esistono però due scenari in cui un licenziamento è legittimo: la giusta causa e il giustificato motivo soggettivo.

La giusta causa si verifica quando il comportamento del dipendente è così grave da rendere insostenibile il rapporto di lavoro fin da subito. Pensiamo a casi come furto in azienda, aggressioni verbali o fisiche, o gravi mancanze di rispetto verso i colleghi o i superiori. In questi casi, il datore può procedere con un recesso immediato, senza preavviso né indennità.

Il giustificato motivo soggettivo, invece, riguarda situazioni in cui il comportamento del lavoratore è comunque grave, ma non tale da esigere un allontanamento immediato. Qui il licenziamento avviene con un preavviso stabilito dal contratto collettivo nazionale, permettendo all’azienda di motivare la decisione senza incorrere in contenziosi.

È importante ricordare che tentare di farsi licenziare volontariamente, magari per ottenere la disoccupazione, è rischioso: se il comportamento viene giudicato colposo, si può perdere il diritto a indennità o NASpI. Meglio, in caso di difficoltà, cercare soluzioni dialogando con il datore o rivolgendosi ai sindacati.

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