Come muore Ulisse secondo Dante

Nel canto XXVI dell’Inferno, Dante Alighieri racconta una fine tragica e suggestiva per Ulisse, il celebre eroe omerico, riadattandone la figura secondo una visione cristiana e morale. Contrariamente alla tradizione classica, in cui Ulisse torna a Itaca dopo lunghe peripezie, nel poema di Dante l’eroe è punito per aver superato i limiti imposti dalla volontà divina.

Ulisse, mosso da un’irrefrenabile sete di conoscenza e di esperienza, dopo il ritorno a Itaca decide di riprendere il mare con i suoi compagni, spinto dal desiderio di vedere ciò che nessun uomo aveva visto oltre le Colonne d’Ercole. «Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza», dice ai suoi uomini, ispirandoli a un viaggio verso l’ignoto.

Ma quando, dopo cinque mesi di navigazione, l’equipaggio intravede la montagna del Purgatorio, il cielo si oscura. La provvidenza divina si scatena contro di loro: una violentissima tempesta, inviata da Dio, solleva onde alte come montagne e capovolge la nave. Senza pietà, la nave viene inghiottita dal mare e tutti muoiono, annegando in vista della terra promessa ma irraggiungibile.

Dante colloca Ulisse nell’ottavo cerchio dell’Inferno, tra i consiglieri fraudolenti, non perché abbia compiuto atti malvagi in sé, ma perché ha usato l’inganno e oltrepassato i confini umani con superbia. La sua morte non è solo un evento naturale, ma un castigo simbolico: la brama di sapere, se priva di umiltà e di rispetto per il divino, conduce alla rovina. Una lezione eterna, raccontata con poesia e intensità.

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