Come Parlare in Modo Inclusivo

Parlare in modo inclusivo non significa solo usare parole diverse, ma guardare al linguaggio con occhi più attenti. Un passo importante? Evitare il maschile sovraesteso, quel sistema per cui si dà per scontato che il maschile rappresenti tutti, anche chi non si riconosce in quella forma.

Una strategia semplice è aggirare certe costruzioni. Per esempio, invece di dire "gli studenti iscritti", si può riformulare: "Tutti coloro che si sono iscritti al corso". Cambiando soggetto o verbo, spesso si evita di incappare in forme generiche che escludono. A volte basta un sinonimo: "le persone interessate" suona più aperto di "i partecipanti maschi e femmine".

Un altro trucco? Usare la perifrasi. Invece di costruzioni come "gli assunti", si può dire "chi ha ottenuto il lavoro" o "le persone che hanno firmato il contratto". Così si lascia spazio a chiunque, senza appesantire la frase con formule artificiali.

Un altro modo efficace è cambiare punto di vista. Invece di dire "gli autori devono consegnare i loro lavori", si può scrivere: "I lavori devono essere consegnati entro la scadenza". Il verbo diventa il centro della frase, e il soggetto scompare, lasciando il campo libero a un'interpretazione più ampia.

Infine, non aver paura di omettere pronomi o aggettivi quando non sono strettamente necessari. A volte meno è meglio: il verbo, ben scelto, basta a chiarire il senso senza incasellare nessuno. Parlare in modo inclusivo non è una questione di correttezza forzata, ma di rispetto, attenzione, umanità.

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