Il mix energetico della Spagna: verso una transizione verde

La Spagna sta affrontando una progressiva transizione verso fonti di energia più sostenibili, anche se il suo fabbisogno energetico complessivo è in larga parte coperto da importazioni. Nel 2019, solo il 27,9% dell’energia consumata nel Paese era prodotta localmente, ma all’interno di questa quota, la composizione è particolarmente interessante.

La fonte principale di energia prodotta in Spagna è risultata essere il nucleare, che da sola ha coperto il 44,8% della produzione nazionale. Una percentuale significativa, anche se in contrasto con la crescente spinta europea verso le rinnovabili. Subito dopo, le biomasse hanno contribuito con il 24,5%, seguite da sole ed eolico – definite insieme come “le notizie” nel dato originale, ma probabilmente un errore di trascrizione per “nuove rinnovabili” – con un importante 24,1%.

Un ruolo minore, ma comunque presente, è stato giocato dall’energia idroelettrica (6,2%), mentre i combustibili fossili hanno rappresentato appena lo 0,5% della produzione interna, segnale di un progressivo abbandono delle fonti tradizionali.

Complessivamente, le fonti rinnovabili – tra cui solare, eolico, idraulico e biomasse – hanno raggiunto una quota notevole: il 54,8% dell’energia prodotta in loco. Questo dato evidenzia come la Spagna stia investendo con convinzione sulle energie pulite, sostenuta anche dal suo clima favorevole all’energia solare e dal vento costante in molte regioni.

Nonostante le sfide legate alla dipendenza estera, il Paese sembra incamminato verso un futuro energetico più pulito e sostenibile, con l’obiettivo di ridurre ulteriormente le emissioni e aumentare l’autosufficienza.

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