Il conteggio dei 180 giorni di malattia secondo l’INPS
Ogni lavoratore può assentarsi per malattia per un massimo di 180 giorni nell’arco di un anno solare, calcolati dall’inizio del primo periodo di malattia. Questo limite, stabilito dall’INPS, è importante per determinare il cosiddetto “periodo di comporto”, ovvero il tempo entro il quale il datore di lavoro non può licenziare il dipendente per giustificato motivo oggettivo legato all’assenza per malattia.
Il conteggio dei 180 giorni decorre dal primo giorno di malattia e include tutti i periodi di assenza per motivi di salute che si verificano entro un arco di 365 giorni. Anche se ci sono interruzioni tra un episodio e l’altro, questi vengono comunque sommati. Ad esempio, se un lavoratore ha tre episodi di malattia nell’anno, anche se distanziati tra loro, i giorni si sommano fino al limite complessivo.
È fondamentale notare che l’“anno solare” ai fini del calcolo non corrisponde necessariamente al calendario tradizionale (da gennaio a dicembre), ma è un periodo mobile di 365 giorni che si determina a ritroso a partire dall’ultimo evento morboso. Questo significa che l’INPS guarda all’ultima malattia e risale indietro di un anno per verificare se il totale dei giorni assentati supera o meno il tetto dei 180.
Superata questa soglia, il datore può avviare il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ma il lavoratore mantiene comunque il diritto alla malattia e alle relative tutele previdenziali. È quindi essenziale tenere traccia dei giorni effettivi di assenza, soprattutto in presenza di patologie ricorrenti o croniche.
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