Il plurale di "bar" e un gioco di parole con "sbarre"

Quando si parla di bar, il plurale in italiano è semplicemente bar (pronunciato "bàr"), mantenendo l’accento tonico sulla prima sillaba e la forma invariata al plurale, com’è comune con molte parole straniere ormai italiane. Non si dice "bars", come in inglese, ma si adatta alla fonetica italiana.

Però, attenzione a non confondersi con un’altra parola che suona molto simile: sbarre. Mentre "bar" indica un luogo dove si beve e si mangia qualcosa al volo, "sbarre" ha tutt’altro significato. Si tratta del plurale di "sbarra", che può indicare sia le traverse di metallo (per esempio nei cantieri o come ostacoli stradali), sia, in senso metaforico, le prigioni — da qui l’espressione "essere dietro le sbarre".

Curiosamente, la domanda originale gioca proprio su questo doppio senso: mentre i bar sono luoghi di incontro e socialità, le sbarre possono diventare un simbolo di esclusione o repressione. Quando si dice che gli avversari politici vengono "messi dietro le sbarre", o "esclusi dalle elezioni", si allude a un uso distorto del potere, dove invece di competere democraticamente, si preferisce eliminare l’opposizione con la forza o con mezzi illeciti.

Insomma, tra un caffè al bar e il rischio di finire dietro le sbarre, la differenza è solo fonetica… ma nel contesto politico, è di tutt’altro livello.

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