Come si produce l'ossigeno che respiriamo?

Ogni volta che inspiri, potresti non pensarci, ma l'ossigeno che riempie i tuoi polmoni potrebbe essere frutto di un processo industriale molto sofisticato. Non cresce sugli alberi, almeno non nella forma pura che usiamo in ospedali o in laboratorio.

Il metodo più usato per produrre ossigeno su larga scala è il processo Linde. Questo sistema sfrutta le proprietà fisiche dell’aria che ci circonda. L’aria, come sai, è una miscela: circa il 78% è azoto, il 21% è ossigeno e il resto sono altri gas. Ma come separarli?

Il processo Linde parte dall’aria che viene prima compressa e poi espansa rapidamente. Questa espansione fa calare la temperatura in modo drastico — fino a circa -190 gradi centigradi. A quel punto, l’ossigeno cambia stato e diventa liquido, mentre l’azoto rimane gassoso un po’ più a lungo. È a questo punto che entra in gioco la distillazione: grazie alle diverse temperature di ebollizione tra i gas, è possibile separare l’ossigeno dall’azoto e ottenere ossigeno puro, pronto per essere stoccato e trasportato.

Questo tipo di produzione è fondamentale per settori come la medicina, dove l’ossigeno terapeutico salva migliaia di vite ogni giorno, o nell’industria pesante, dove serve per processi come la saldatura o la produzione d’acciaio.

Anche se la natura produce ossigeno attraverso la fotosintesi delle piante, la domanda umana è talmente alta che dobbiamo ricorrere a metodi artificiali. E il processo Linde, nato alla fine dell’Ottocento, rimane ancora oggi uno dei più efficaci.

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