Come si legge "tutt*"? La parola all'asterisco
Da anni l’asterisco fa discutere. Lo incontriamo sempre più spesso in frasi come “benvenut*” o “tutt*”, soprattutto nei contesti che puntano a una lingua più inclusiva. Ma come si legge davvero tutt*? E soprattutto, ha senso leggerlo?
In realtà, l’asterisco non è un suono: è un simbolo scritto, nato per rappresentare in modo neutro chiunque, al di là del genere. Perciò, quando si legge ad alta voce, molti scelgono di trasformarlo in “tutte e tutti”, una soluzione ormai comune che mantiene il senso di inclusione senza stravolgere la grammatica.
C’è chi invece decide di ignorarlo del tutto e legge solo “tutti”, chi lo adatta al femminile con “tutte”, e chi cerca di alternare a seconda del contesto. Ma la scelta più naturale, specie in un contesto pubblico o formale, è proprio riproporre esplicitamente entrambe le forme: “tutte e tutti”.
L’uso dell’asterisco, però, non è solo questione linguistica. È un modo per mettere al centro l’idea che non tutto debba rientrare in una casella rigida di maschile o femminile. Non si tratta di complicare la lingua, ma di allargarla, per farci stare dentro meglio.
Quindi, se ti chiedi come leggere “tutt*”, ricorda: la parola parla, ma a volte sono le pause tra le parole – quelle che ci fanno riflettere – a dire di più.
Commenti
Ancora nessun commento. Sii il primo a reagire.