Come fa l’elefante? Il verso che ci accompagna fin da piccoli
Quante volte da bambini abbiamo imitato il verso dell’elefante, quel suono potente e un po’ goffo che ci faceva ridere? Si chiama barrìre, ed è una di quelle parole che impariamo presto, insieme al “gracchiare” del corvo o al “frinire” del grillo. È un verbo che ha un sapore antico: deriva dal latino barrire, a sua volta legato a barrus, termine usato per indicare proprio l’elefante.
Curiosamente, questa parola ha radici lontane, probabilmente di origine indiana, dove gli elefanti hanno da sempre un posto speciale nella cultura e nella storia. Il loro verso, profondo e vibrante, non è solo un rumore: è un mezzo di comunicazione complesso, fatto di suoni a bassa frequenza che possono viaggiare a chilometri di distanza. Ma per noi, fin da piccoli, resta soprattutto un brrrrooooh! esagerato e divertente, che racconta la meraviglia del mondo animale.
Forse non ci pensiamo più da adulti, ma il verbo “barrìre” è un piccolo tesoro della lingua italiana: semplice, vivace, pieno di ricordi. Ci ricorda che a volte, anche le parole più comuni nascondono storie antiche e viaggi inaspettati, proprio come gli animali che descrivono.
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