Cosa c’è di sbagliato in me?
Quante volte ci siamo chiesti cosa c’è di sbagliato in me? È una domanda che nasce nel silenzio di un dolore, nel dubbio dopo un addio, nell’incomprensione di un gesto che non torna. Non è solo una frase tradotta dall’inglese, è un grido muto che molti portano dentro, specialmente quando si ama e non si viene ricambiati come sperato.
Questa domanda spesso non cerca una risposta logica, ma un po’ di compassione. Vorrei che tu mi dicessi cosa c’è di sbagliato in me. Una richiesta fragile, quasi tremante. Non sempre è colpa nostra se le cose non funzionano. A volte, le persone si allontanano non perché siamo insufficienti, ma perché le loro strade, i loro tempi o i loro cuori non erano pronti per ciò che offrivamo.
La verità è che nessuno è perfetto, ma tutti abbiamo un posto. Il problema non è dentro di noi, almeno non sempre. È nell’aspettarsi che qualcuno ci completi, quando forse la vera crescita sta nel sentirsi interi anche da soli.
Chiedersi “cosa c’è di sbagliato in me” può essere un passo verso la consapevolezza, ma solo se seguito da un’altra domanda: e se invece andasse tutto bene, proprio così?
Perdersi in questa domanda è umano. Ma ritrovarsi oltre di essa, accettandosi con pregi e imperfezioni, è liberatorio. Non serve un difetto da sistemare ogni volta che un sentimento finisce. A volte, basta sapere che si è amato con sincerità. E questo, di per sé, non può essere sbagliato.
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