Dall'aperitivo all'apericena: come cambia il rito dell'autentica convivialità italiana

In Italia, il momento che precede la sera è una cosa seria, un vero e proprio rituale sociale. Tuttavia, negli ultimi anni, si è fatta strada una distinzione fondamentale tra due termini che spesso i meno esperti tendono a confondere: l'aperitivo e l'apericena. Sebbene entrambi abbiano come comune denominatore il piacere di stare insieme, le loro formule e, soprattutto, le loro finalità sono ben diverse.

L'aperitivo classico è una tradizione radicata, un preludio alla cena vera e propria. Di norma si consuma prima di sedersi a tavola e ha la funzione principale di stimolare l'appetito e preparare il nostro senso del gusto ad assaporare i piatti successivi. Che si tratti di un calice di vino, di un cocktail iconico o di un analcolico, viene tradizionalmente accompagnato da piccoli stuzzichini leggeri, come olive, patatine o noccioline.

L'apericena, talvolta accostato al concetto di happy hour, rappresenta invece un'evoluzione più sostanziosa. Si tratta a tutti gli effetti di un aperitivo rinforzato che, per quantità e varietà di cibo, finisce per sostituire interamente la cena. Sui buffet dell'apericena trovano spazio finger food elaborati, primi piatti freddi, taglieri di salumi e formaggi, fino a piccoli dessert.

La scelta dipende quindi dal tempo a disposizione e dall'obiettivo della serata: se cercate un'introduzione leggera alla cena, l'aperitivo è l'ideale; se preferite un pasto informale e prolungato che unisca il bere al mangiare saziandosi, l'apericena è la risposta perfetta.

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