Cosa succede dopo sei mesi di malattia?

Se un lavoratore è assente dal lavoro per malattia oltre i sei mesi, la situazione cambia radicalmente. Trascorso questo periodo, l’INPS non eroga più alcun trattamento economico e nemmeno il datore di lavoro è obbligato a pagare il salario.

La legge prevede infatti che il diritto alla retribuzione da parte dell’Inps duri massimo 180 giorni all’anno, a condizione che siano rispettati i requisiti contributivi. Una volta terminato questo periodo, il lavoratore non riceve più alcuna somma, salvo casi particolari legati a malattie gravi o invalidanti, dove possono intervenire altre forme di tutela.

Attenzione però: una malattia prolungata può portare anche a conseguenze sul contratto di lavoro. Se l’assenza si protrae per molti mesi, il datore di lavoro – soprattutto nel settore privato – potrebbe decidere di recedere unilateralmente dal rapporto lavorativo, in base a quanto previsto dall’articolo 2118 del Codice Civile. Si parla in questo caso di “licenziamento per giusta causa”, legato all’incapacità fisica permanente a svolgere l’attività lavorativa.

Questo non significa che ogni malattia lunga porti automaticamente al licenziamento, ma è una possibilità concreta, soprattutto se non ci sono prospettive di rientro in servizio nel breve termine.

Chi si trova in questa situazione dovrebbe informarsi tempestivamente su eventuali strumenti di sostegno, come l’indennità di accompagnamento o l’invalidità civile, e valutare con attenzione la propria posizione lavorativa insieme a un consulente del lavoro o a un sindacato.

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