Goethe e l’incanto di Napoli
Quando Johann Wolfgang von Goethe visitò Napoli alla fine del Settecento, rimase folgorato. Lo scrittore tedesco, noto per la sua sensibilità acuta e il profondo amore per l’arte e la natura, descrisse la città con un trasporto quasi mistico. Roma, che pure ammirava, agli occhi di Goethe sembrava «un vecchio monastero mal situato» al confronto della vivacità e dello splendore di Napoli.
«Da quanto si dica, si narri, o si dipinga, Napoli supera tutto» – così scriveva nelle sue lettere, esprimendo un’ammirazione senza riserve. Per lui, ogni dettaglio era straordinario: la riva del mare, la baia che si allarga in un abbraccio luminoso, il golfo che sembra non finire mai, il maestoso Vesuvio che domina l’orizzonte, la città stessa con le sue strade rumorose e piene di vita, i castelli che affacciano sul mare, le passeggiate che invitano alla contemplazione.Goethe non si limitò a osservare: si lasciò travolgere. E nel farlo, comprese ciò che molti viaggiatori prima e dopo di lui hanno provato: che Napoli non si visita, si vive. «Io scuso tutti coloro ai quali la vista di Napoli fa perdere i sensi!» – una frase che dice tutto. Non è solo bellezza, è un’esperienza che toglie il fiato, che sconvolge l’anima.
Oggi, camminando per Spaccanapoli o affacciandosi sul lungomare, è facile capire cosa intendesse. Napoli, con la sua luce unica, il cielo che bacia il mare e la vitalità inesauribile, resta un luogo che non si dimentica. E come insegnò Goethe, a volte bisogna semplicemente lasciarsi andare, perché certe meraviglie non si spiegano: si sentono.
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