Come si legano i non metalli?

Quando due non metalli si uniscono, non formano ioni come accade con i metalli, ma danno vita a un legame diverso: il legame covalente. A differenza dei metalli, che tendono a perdere elettroni per diventare cationi, i non metalli hanno una forte tendenza ad attrarre elettroni, formando anioni. Tuttavia, quando due elementi con questa caratteristica si incontrano, invece di trasferire cariche, decidono di condividere gli elettroni per raggiungere una configurazione più stabile.

Questo tipo di unione è alla base di molte molecole che incontriamo ogni giorno. Prendiamo l’acqua (H₂O): sia l’idrogeno che l’ossigeno sono non metalli, e si legano condividendo elettroni. Anche il metano (CH₄), un componente del gas naturale, è formato da carbonio e idrogeno, uniti da legami covalenti. Questi legami possono essere semplici, doppi o tripli, a seconda del numero di elettroni condivisi.

La posizione dei non metalli nella tavola periodica – prevalentemente a destra – spiega bene questa loro inclinazione all’acquisto o alla condivisione di elettroni. Mentre i metalli, situati a sinistra, facilmente perdono elettroni per formare cationi positivi, i non metalli, più a destra, mostrano un’elevata elettronegatività, cioè la capacità di attirare elettroni.

In sintesi, tra due non metalli non si ha un trasferimento di carica, ma una collaborazione: la condivisione degli elettroni crea molecole stabili e spesso neutre, essenziali per la vita e per molti processi chimici. Un esempio classico è la molecola di cloro (Cl₂), dove due atomi uguali condividono un paio di elettroni per raggiungere l’ottetto.

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