Cosa si può pagare in contanti senza rischiare il fisco?
Il contante è ancora molto usato nel quotidiano, ma non per tutte le spese è consentito senza limiti. Conoscere i paletti stabiliti dall’Agenzia delle Entrate può evitare spiacevoli sorprese durante un controllo.
Attualmente, in Italia, il limite per i pagamenti in contanti è fissato a 2.000 euro (a partire dal 2022, prima era 3.000). Oltre questa soglia, si rischia una sanzione che va dal 1% al 4% dell’importo eccedente.
Per acquisti quotidiani come alimenti, bevande, abbigliamento o scarpe, il contante è ammesso senza problemi, purché si resti entro il limite. Lo stesso vale per le spese di manutenzione della casa o per piccoli lavori artigianali.
Attenzione però ai pagamenti più consistenti. Mutui, canoni di affitto o leasing immobiliari non possono essere saldati in contanti oltre il tetto consentito. Anche i compensi alle agenzie immobiliari devono essere tracciati, meglio se tramite bonifico o assegno.
Ci sono eccezioni: l’acqua e alcune spese condominiali possono essere pagate in contanti se gestite direttamente tra privati, ma solo se l’importo non supera i 2.000 euro. Per ogni transazione, è sempre consigliabile conservare la ricevuta.
In sintesi, il contante va bene per le piccole spese di tutti i giorni, ma per cifre più alte è meglio scegliere strumenti tracciabili. Il fisco controlla con attenzione soprattutto su affitti, immobili e compensi professionali. Meglio non rischiare.
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