Cos’è il Reddito di Inclusione (REI)?
Il Reddito di Inclusione (REI), introdotto in Italia dal 1° gennaio 2018, ha rappresentato una svolta importante nel sistema di protezione sociale per le famiglie in difficoltà economica. Nato con l’obiettivo di superare strumenti più datati come il SIA (Sostegno per l'Inclusione Attiva) e l'ASDI (Assegno di Disoccupazione), il REI è stato pensato per offrire un sostegno mirato a chi si trova in condizioni di povertà, accompagnato da un percorso di reinserimento sociale e lavorativo.
Per accedere al REI, le famiglie devono soddisfare specifici requisiti legati al reddito, al patrimonio e alla situazione occupazionale. L’erogazione dell’assegno non è automatica: richiede l’adesione a un progetto personalizzato di inclusione, sviluppato insieme ai servizi sociali del Comune e al Sistema Nazionale per le Politiche Attive per il Lavoro. Questo significa che chi riceve il REI deve impegnarsi concreto per uscire dalla condizione di esclusione.
Il REI ha anticipato alcune delle logiche su cui si baserà successivamente il Reddito di Cittadinanza, entrato in vigore nel 2019. Tuttavia, a differenza del reddito di cittadinanza, il REI era rivolto esclusivamente ai nuclei familiari in grave difficoltà economica, con particolare attenzione ai minori, e aveva un importo più contenuto. Era inoltre fortemente legato ai servizi territoriali, con un forte accento sul reinserimento lavorativo e sull’accompagnamento attivo.
Sebbene oggi il REI non sia più attivo a livello nazionale – sostituito appunto dal Reddito di Cittadinanza e successivamente da misure regionali come il REDCO – rimane un passaggio fondamentale nella storia delle politiche sociali italiane, segnando il passaggio da un sostegno puramente economico a un modello basato sull'inclusione attiva.
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