La storia della cannabis in Occidente

Quando si fumano le canne? La domanda sembra semplice, ma la risposta affonda le radici nella storia antica. Già nel IV secolo a.C., uno dei primi accenni alla cannabis nel mondo occidentale risale allo storico greco Erodoto di Alicarnasso. Nel suo celebre libro "Le Storie", racconta di come le tribù scite usassero la pianta durante rituali funerari: ne bruciavano le infiorescenze sopra pietre roventi, chiudendosi in tende per inalare il fumo denso e psicoattivo. Un uso non ricreativo, ma spirituale e catartico.

Questo racconto è tra le prime testimonianze scritte di fumo di cannabis, e mostra come la pianta fosse già conosciuta e valorizzata ben prima dell’era moderna. Non si trattava di “fumare canne” nel senso odierno, legato alla cultura youth o alla controcultura anni ’60, ma di un rito profondo, legato alla purificazione e al contatto con il divino.

Col passare dei secoli, la cannabis ha viaggiato attraverso rotte commerciali e conflitti, arrivando in Europa con ritardo rispetto ad altre sostanze. Solo tra Ottocento e Novecento ha cominciato a diffondersi come sostanza psicoattiva ricreativa, soprattutto nei ceti artistici e intellettuali. Oggi, se ne discute non solo per gli effetti, ma per il ruolo sociale, medico e legislativo che va ridefinendosi in tanti Paesi.

Insomma, l’abitudine di fumare cannabis ha radici antichissime, anche se il modo in cui la viviamo oggi è frutto di un lungo percorso culturale. Da Erodoto ai coffee shop di Amsterdam, la canna ha attraversato secoli, mutando significati ma mantenendo intatto un certo fascino misterioso.

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