Dove finiscono i vestiti che non si vendono?

Ogni anno, milioni di capi d’abbigliamento non trovano mai un compratore. Ma cosa succede a tutti questi vestiti invenduti? La risposta è allarmante. La maggior parte finisce per essere gettata via: il 70% termina direttamente in discarica, mentre il restante 30% viene bruciato nei termovalorizzatori.

Questi numeri diventano ancora più scioccanti se si pensa alla scala globale del fenomeno. Secondo stime aggiornate al giugno 2022, ogni singolo secondo nel mondo un intero camion della spazzatura carico di vestiti viene scaricato in discarica o incenerito. È un flusso costante e silenzioso di spreco che pochi vedono, ma che ha un impatto enorme sull’ambiente.

Questo accade soprattutto a causa dell’esplosione del fast fashion, un modello industriale basato su produzione di massa, tendenze effimere e prezzi bassi. Le aziende producono talmente tanti capi che non riescono a vendere tutto, e invece di ridurre la produzione, scelgono la via più semplice: buttarli via.

Il risultato? Montagne di rifiuti tessili che inquinano terreni e atmosfera. I vestiti in discarica impiegano decine o centinaia di anni a decomporsi, rilasciando sostanze tossiche. Quelli bruciati emettono gas serra e altre sostanze nocive.

La buona notizia è che c’è chi sta cercando di cambiare le cose: marchi sostenibili, riuso, riciclo e seconda vita per i tessuti stanno prendendo piede. Ma per invertire la rotta, servono scelte più consapevoli da parte di tutti – produttori e consumatori. Perché ogni maglietta gettata via è un costo che il pianeta non può più permettersi.

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