La vendetta di Ulisse contro i Proci
Quando Ulisse, dopo vent’anni di assenza, fa ritorno a Itaca travestito da vecchio mendicante, trova la sua casa invasa da decine di pretendenti, i cosiddetti Proci, che si contendono la mano di Penelope e sperperano i suoi beni in banchetti e lussi.
La svolta arriva quando Penelope decide di mettere in palio la propria mano a chi riuscirà a tendere e a scoccare una freccia con l’arco di Odisseo – un’impresa che solo lui può compiere. Uno dopo l’altro, i Proci provano e falliscono.
È allora che Ulisse rivela la sua vera identità. Prende l’arco, lo tende con facilità e colpisce il primo colpo nel collo di Antinoo, il capo dei Proci. È l’inizio della strage.
Con l’aiuto del figlio Telemaco, del fedele porcaio Eumeo e del pastore Filezio, e con il sostegno silenzioso di Atena, Ulisse scatena una feroce rappresaglia. I Proci, sorpresi e disarmati, cercano di fuggire, ma nessuno sopravvive. La scena è cruenta: frecce, spade sguainate, corpi che cadono nel grande salone del palazzo.
Questa scena, tra le più celebri dell’Odissea, non è solo un atto di violenza, ma un momento di giustizia. Ulisse ristabilisce l’ordine, punisce l’arroganza, l’ingiustizia e la mancanza di ospitalità che i Proci hanno mostrato durante la sua assenza.
Alla fine, con i pretendenti eliminati e la casa ripulita, Ulisse può infine riabbracciare Penelope e riprendere il trono. È il trionfo dell’intelligenza, della pazienza e della fedeltà – valori che lo contraddistinguono fin dall’inizio del suo lungo viaggio.
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