Quando la pensione va ai figli?

La pensione di reversibilità, comunemente chiamata “pensione ai superstiti”, può spettare ai figli in caso di morte del genitore pensionato o assicurato all’INPS. Questo diritto non è automatico per tutti i figli, ma è subordinato a precise condizioni stabilite dalla legge.

Il figlio deve essere maggiorenne, ma non avere un lavoro autonomo o dipendente che gli garantisca un reddito sufficiente. Inoltre, deve essere riconosciuto inabile al lavoro in modo permanente, con una percentuale di invalidità riconosciuta pari almeno al 60%. Un requisito fondamentale è che il figlio fosse a carico del genitore al momento della sua morte, anche solo moralmente, cioè economicamente dipendente da lui.

Queste condizioni sono stringenti, ma necessarie per accedere alla pensione indiretta. Spesso, molti familiari non sanno di poter fare richiesta, perdendo così un diritto importante. È bene rivolgersi a un patronato o a un consulente esperto per verificare la documentazione necessaria: certificato di invalidità, stato di famiglia, dichiarazioni del reddito e ogni prova dell’effettivo stato di carico.

La domanda va presentata all’INPS entro un anno dalla data di morte del genitore, pena la decadenza del diritto. Anche se il figlio vive con altri familiari o in una struttura protetta, può comunque mantenere il diritto alla pensione, purché i requisiti siano rispettati.

In sintesi, non tutti i figli ereditano la pensione del genitore defunto, ma solo chi dimostra di averne effettivamente bisogno per sopravvivere. È una misura di protezione sociale pensata per chi, a causa di una disabilità, non può provvedere a se stesso.

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