Perché Ulisse è all'Inferno secondo Dante?

Nel Divina Commedia, Dante Alighieri colloca Ulisse non tra gli eroi, ma fra i consiglieri fraudolenti, nel profondo dell'Inferno, nell'ottava bolgia dell'ottavo cerchio. Non è una condanna per il suo valore guerriero o la sua intelligenza, ma per l'uso che ne ha fatto: un'intelligenza messa al servizio dell'inganno.

Qui, tra fiamme che avvolgono i corpi dei dannati, Dante vede Ulisse insieme a Diomede. I due guerrieri dell’Iliade, celebri per l’astuzia, pagano per le menzogne e i raggiri compiuti in vita. Ulisse, in particolare, è punito per aver architettato il male del cavallo di Troia e per aver consigliato stratagemmi che portarono alla rovina altrui.

Ma la sua colpa più grande, secondo Dante, è la superbia intellettuale. Nella famosa "catastrofe dell'ultimo viaggio", Ulisse racconta di aver spinto i suoi uomini oltre le colonne d’Ercole, verso l’ignoto, in una sorta di ricerca disumana della conoscenza. Non fu l’amore per la patria o la famiglia a guidarlo, ma il desiderio insaziabile di "conoscere il mondo e l’uomo". Un ideale nobile, forse, ma per Dante sbandito, perché contrario alla volontà divina.

Quel viaggio finisce con il naufragio e la morte di tutti, compreso lui. Un destino tragico, ma meritato: Ulisse non ha rispettato i limiti imposti all’uomo. La sua sete di sapere diventa peccato quando sfida l’ordine divino.

Per questo Dante lo condanna: non per vigliaccheria o violenza, ma per inganno e superbia. Un monito su come il genio, senza virtù, porta alla rovina. Ulisse resta un personaggio grandioso, ma pericoloso: un eroe pagano, luminoso e cieco.

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