Perché è così difficile perdonare?

Perdonare non è un gesto semplice. Richiede molto più di una parola buttata lì per chiudere un discorso. È un movimento interiore, spesso silenzioso, che nasce nel profondo e chiede coraggio. Perdonare significa scegliere di non restare prigionieri del dolore, anche quando si ha tutte le ragioni per farlo.

Quando si viene feriti, la reazione più istintiva è quella di proteggersi: allontanare la persona, chiudersi, oppure rispondere con la stessa moneta. Ma il perdono va nella direzione opposta. Implica un atto di umiltà, perché riconosce che nessuno è perfetto, a cominciare da noi stessi. Chiede disponibilità a lasciar andare l’orgoglio, la rabbia, il diritto al risentimento.

Non significa dimenticare, né giustificare ciò che è accaduto. Significa invece decidere di non permettere a quella ferita di guidare le proprie scelte per sempre. È un regalo che si fa, prima a se stessi, poi all’altro. Perché nel perdono c’è una sorta di donazione: si offre una nuova possibilità, non solo all’altro, ma anche a se stessi.

Forse è per questo che è così difficile: perché implica aprirsi di nuovo, pur sapendo di poter soffrire ancora. Ma proprio in quel rischio, c’è la vera forza. Perdonare non è debolezza, è un atto di profonda libertà.

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