Il giorno in cui San Marco perse il suo "El Paròn"

La mattina di lunedì 14 luglio 1902, alle 9:47, Venezia visse uno dei momenti più drammatici della sua storia recente. Il celebre campanile di Piazza San Marco, affettuosamente chiamato dai veneziani "El Paròn", crollò improvvisamente su se stesso in un imponente nube di polvere.

La causa principale del disastro fu legata a imprudenti lavori murari effettuati nei giorni precedenti. Gli interventi, pensati per rimuovere un rimessaggio e sistemare la struttura, compromisero gravemente l'equilibrio della torre di quasi cento metri, già indebolita dai secoli e dal degrado del tempo. Segnali d'allarme e crepe si erano manifestati nei giorni antecedenti, ma nessuno potette evitare l'immancabile cedimento.

Miracolosamente, l'evento non causò vittime umane. Anche i danni al patrimonio artistico circostante, seppur gravi, non furono del tutto irreparabili. La "pietra del bando", posizionata all'angolo della Basilica di San Marco, agì da scudo inaspettato: deviollo la caduta delle macerie, impedì il crollo della colonna d'angolo e salvò la Basilica da una distruzione quasi certa. Sorte ben diversa toccò alla raffinata Loggetta del Sansovino, che rimase purtroppo sepolta sotto la mole dei macigni.

La ferita per la città fu enorme, ma la reazione immediata. Il consiglio comunale decise subito di ricostruire il simbolo cittadino con il celebre motto: "com'era, dov'era". Il nuovo campanile fu inaugurato dieci anni dopo, il 25 aprile 1912, restituendo a Venezia il suo amatissimo profilo.

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