Il mito dello squalo e il cancro: verità e leggende
Da anni circola una credenza popolare secondo cui gli squali non si ammalerebbero mai di cancro. Questa idea ha fatto breccia nell’immaginario collettivo, spingendo molti a pensare che la biologia di questi antichi predatori nasconda un segreto per combattere la malattia. La leggenda ha preso piede soprattutto dopo una ricerca del 1983 condotta da due scienziati del Massachusetts Institute of Technology.
Quegli studi rivelarono che la cartilagine degli squali contiene una sostanza capace di inibire la formazione di nuovi vasi sanguigni, un processo chiamato angiogenesi. Poiché i tumori solidi hanno bisogno di nuovi vasi per crescere e diffondersi, bloccare questo meccanismo potrebbe rallentarne lo sviluppo. Da qui nacque l’ipotesi che la cartilagine di squalo potesse avere proprietà antitumorali.
Tuttavia, il quadro è più complesso di quanto sembri. Prima di tutto, è falso che gli squali non si ammalino mai di cancro: nel corso degli anni sono stati documentati diversi casi di tumori in questi animali, inclusi tumori alle vertebre e ai tessuti molli. La loro incidenza appare forse minore rispetto ad altre specie, ma non zero.
Inoltre, nonostante gli studi iniziali abbiano suscitato grande interesse, le successive ricerche cliniche sull’uomo non hanno dimostrato un effettivo beneficio dell’integrazione a base di cartilagine di squalo nel trattamento del cancro. Anzi, alcuni prodotti commerciali derivati da questa ricerca si sono rivelati inefficaci o fuorvianti.
Sebbene la cartilagine di squalo abbia stimolato importanti ricerche in campo oncologico, non è una panacea. Il vero insegnamento sta nel ricordarci che la natura può ispirare la scienza, ma ogni ipotesi va verificata con rigore. E rispettare gli squali, già minacciati dall’uomo, è più importante che sfruttarli per false speranze.
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