Perché in montagna si fatica di più a respirare?

Se hai mai camminato in alta montagna, probabilmente hai notato che respirare diventa più faticoso rispetto al livello del mare. Non si tratta di un'illusione: l'aria, a quote elevate, contiene effettivamente meno ossigeno disponibile per ogni respiro.

La verità interessante è che la percentuale di ossigeno nell'atmosfera resta pressoché costante (circa il 21%) a ogni altitudine. Il problema non è la mancanza di ossigeno in termini percentuali, ma la pressione atmosferica sempre più bassa man mano che si sale. A quote elevate, l'aria si fa più rarefatta: le molecole di gas, comprese quelle di ossigeno, sono più distanti tra loro. Questo significa che con ogni inspirazione si assumono meno molecole di ossigeno, rendendo il respiro meno efficiente.

Ad esempio, a 3.000 metri di altitudine, la pressione atmosferica è circa il 70% di quella al livello del mare. Anche se l'ossigeno è sempre il 21%, la quantità effettiva che entra nei polmoni è notevolmente ridotta. Il corpo tenta di compensare accelerando il respiro e il battito cardiaco, ma ci vogliono ore, o giorni, per adattarsi.

Questo fenomeno spiega perché gli alpinisti esperti parlano di “acclimatamento”: un processo naturale del corpo umano per adattarsi a condizioni di scarsa disponibilità di ossigeno. In alta quota, anche i più allenati possono stancarsi rapidamente – e il motivo è proprio l’aria più sottile, non la forma fisica.

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