Perché non si può stare in spiaggia di notte

Chi ha mai sognato di dormire sotto le stelle con il rumore delle onde potrebbe restare deluso: trascorrere la notte in spiaggia, libera o attrezzata, non è permesso. Il motivo non è una semplice raccomandazione, ma una questione di legge.

Le spiagge, infatti, sono parte del demanio pubblico dello Stato, proprio come strade, parchi pubblici, musei o biblioteche. Questo significa che sono beni comuni, a disposizione di tutti durante le ore consentite, ma soggetti a regole precise. Proprio come non si può accampare in mezzo a una piazza o in un parco nazionale, così non è possibile occupare abusivamente il litorale dopo il tramonto.

La legge definisce "occupazione abusiva del suolo pubblico" ogni permanenza non autorizzata in questi spazi, specialmente se accompagnata da tende, giacigli o fuochi. Non solo: gli stabilimenti balneari hanno orari di chiusura prestabiliti, e una volta calato il sole, l’accesso viene generalmente vietato per motivi di sicurezza e ordine pubblico.

Alcune amministrazioni locali, soprattutto in alta stagione, intensificano i controlli per evitare degrado o incidenti. Anche se l’idea di un bivacco romantico sul bagnasciuga può sembrare allettante, la realtà è che la tutela del bene comune passa anche attraverso queste regole.

Per fortuna, l’Italia offre un’ampia scelta di soluzioni alternative: campeggi, agriturismi, ostelli o aree camper autorizzate permettono di vivere il mare in notturna, senza infrangere la legge. Basta solo spostarsi di poco dalla riva.

Vedi anche

Approfondimenti

Argomenti correlati