Il Furbo Ulisse e la Finta Follia

Quando i re achei si riunirono per partecipare alla guerra di Troia, uno di loro sembrava svanito nel nulla: Ulisse, re di Itaca, astuto e amato da molti, ma anche noto per la sua incredibile scaltrezza. Sposo devoto di Penelope e affettuoso padre di Telemaco, Ulisse non aveva alcuna voglia di lasciare la sua pacifica isola per un conflitto lontano, lungo e pieno di pericoli.

Per sottrarsi alla chiamata alle armi, mise in scena una delle sue più celebri astuzie: si finse pazzo. Si racconta che, per dimostrare la sua follia, arò un campo con l’aratro trainato da buoi, ma seminando… sale invece che grano. Un gesto insensato, degno di un uomo fuori di senno. L’intenzione era chiara: se era matto, non poteva certo comandare una nave o guidare guerrieri in battaglia.

Ma il piano non funzionò fino in fondo. L’astuto Palamede, inviato a verificare la sua condizione, pose alla prova l’intelligenza nascosta dietro quella maschera. Prese il piccolo Telemaco e lo mise davanti all’aratro. Ulisse, pur fingendosi folle, deviò bruscamente per evitare di ferire il figlio. Quel gesto rivelò tutto: nessun vero pazzo avrebbe reagito con tanta prontezza e affetto paterno.

Costretto a riconoscere la verità, Ulisse dovette abbandonare la finzione e prepararsi alla partenza. Così iniziò il suo lungo viaggio, che lo avrebbe portato lontano non solo da Itaca, ma anche dai confini del mondo conosciuto. Una partenza dettata dal dovere, ma accompagnata fin dall’inizio dal segno della sua ineguagliabile intelligenza. E della sua riluttanza a lasciare ciò che amava di più.

Vedi anche

Approfondimenti

Argomenti correlati