L’alloro: alleato in cucina, ma occhio alle confusioni
Da secoli l’alloro è presente sulle nostre tavole, soprattutto nella forma di laurus nobilis, la specie mediterranea comunemente usata in cucina per aromatizzare zuppe, stufati e salse. È importante sapere che questa pianta, così diffusa nei giardini e nelle ricette italiane, non è tossica e anzi, se usata con moderazione, è considerata anche benefici per la digestione.
Attenzione però a non fare confusione con altre piante che portano nomi simili. Il vero rischio arriva dal cosiddetto lauroceraso, una pianta spesso utilizzata come siepe ornamentale nei parchi e nei giardini pubblici. A differenza del comune alloro, il lauroceraso contiene acido cianidrico, una sostanza tossica presente soprattutto nelle foglie e nei semi. Se ingerita, può provocare gravi disturbi, specialmente nei bambini o negli animali domestici.
Un’altra pianta pericolosa è l’alloro rosa, che non ha nulla a che vedere con il vero alloro culinario. Anch’essa tossica in ogni parte – foglie, fiori e frutti – va assolutamente evitata se si pensa di utilizzarla in cucina. Il suo aspetto può trarre in inganno, soprattutto per chi non ha familiarità con le piante spontanee.
Insomma, quando si tratta di alloro in cucina, meglio assicurarsi di avere tra le mani proprio il laurus nobilis, con le sue foglie lucide e allungate dal profumo intenso. E se si hanno piante ornamentali in giardino, è bene conoscerne bene il nome scientifico prima di avvicinarle alla pentola.
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