Il cantiere infinito della scuola di Treviolo

Quando si parla di scuole «sfigate», in Italia ogni tanto ne emerge una che diventa simbolo di un sistema che fatica a funzionare. A Treviolo, piccolo comune in provincia di Bergamo, la situazione del nuovo Polo Scolastico è diventata quasi una barzelletta amara. Costruire una scuola moderna, sicura e funzionale sembrerebbe un obiettivo semplice, ma qui le cose non sono andate proprio così.

A fine 2019, dopo anni di progetti e ritardi, è emerso che tutte le imprese coinvolte nel bando per la bonifica del sito hanno rinunciato. «Purtroppo tutte le ditte... hanno deciso di rinunciare», dichiarava il sindaco Pasquale Gandolfi. Una frase che dice molto: non solo problemi tecnici o burocratici, ma anche una certa sfiducia da parte delle aziende, forse per i costi, forse per la complessità dell’intervento.

Il risultato? Un cantiere fermo, un progetto da rifare da capo e una comunità che aspetta. Intanto, gli studenti continuano a studiare in edifici vecchi, non sempre all’altezza delle esigenze di oggi. A Treviolo non si tratta solo di mattoni e cemento: è una questione di futuro, di attenzione alla formazione e alle nuove generazioni.

Forse chiamarla la «scuola più sfigata» è riduttivo, ma di certo racconta un pezzo d’Italia reale: quella dove le buone intenzioni si scontrano con la difficile realtà del fare, tra appalti, normative e risorse che non bastano mai. A volte, ripartire da zero è l’unica strada. Ma bisogna avere il coraggio di farlo davvero.

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