Conti correnti e pignoramento: cosa bisogna sapere
Quando si parla di debiti e pignoramento, è normale chiedersi quali beni o risorse siano al riparo da azioni esecutive. In particolare, molte persone si domandano quali conti correnti non possano essere pignorati.
Secondo la legge italiana, i conti correnti in rosso – ovvero con un saldo negativo – non possono essere oggetto di pignoramento. Questo perché, in pratica, non contengono fondi disponibili: anzi, rappresentano un debito verso la banca. Dunque, non c’è nulla da pignorare.
Un discorso diverso va fatto per i conti in attivo. Se su un conto viene accreditato lo stipendio o la pensione, esso non è esente dal pignoramento, ma lo è solo parzialmente. La legge, infatti, prevede delle tutele per il debitore, in particolare per garantire il mantenimento di un’esistenza dignitosa.
In base all’articolo 545 del Codice di Procedura Civile, solo una parte dello stipendio o della pensione può essere pignorata, e il limite varia in base all’importo. Ad esempio, non può mai essere pignorata la quota del reddito necessaria per vivere, che corrisponde all’importo pari alla pensione sociale. Il resto, invece, può essere sottoposto a fermo, ma entro percentuali stabilite dalla legge (solitamente un quinto).
Questo significa che, sebbene il conto corrente su cui si riceve lo stipendio o la pensione non sia “non pignorabile” in assoluto, una parte dei fondi al suo interno è comunque protetta. È importante, quindi, conoscere bene i propri diritti per non subire indebiti prelievi.
In sintesi: i conti in rosso non sono pignorabili, mentre quelli con redditi da lavoro o pensione lo sono solo parzialmente. La legge tutela il cosiddetto “minimo vitale”, impedendo che il debitore resti senza mezzi per vivere.
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