Le Astuzie di Ulisse

Nell’epica di Omero, Ulisse non è un eroe per forza fisica, ma per la sua mente acuta. Mentre altri guerrieri combattono con la spada, lui vince con le parole, i piani e l’inganno. La sua fama di uomo astuto nasce già durante la guerra di Troia: è lui a ideare il cavallo di legno, l’inganno che decide le sorti della battaglia. Ma la vera prova della sua intelligenza inizia al termine della guerra, quando inizia il lungo viaggio di ritorno a Itaca.

Nei dodici libri dell’Odissea, Ulisse affronta mostri, dei e tentazioni. Ogni volta, non si affida alla forza bruta, ma alla stratagemma. Quando incontra il ciclope Polifemo, non cerca di ucciderlo di peso: si presenta come “Nessuno”, gli acceca l’occhio e si salva nascondendosi sotto un montone. Un trucco semplice, ma geniale. Più tardi, resiste alle sirene tappandosi le orecchie ai rematori e legandosi all’albero della nave. Sa di non poter resistere al loro canto, ma ne studia il modo per sopravvivere.

Ulisse è anche un uomo curioso, a volte troppo. La sua sete di conoscenza lo porta a rischiare, come quando si spinge nel regno dei morti o decide di ascoltare il canto delle sirene. Ma proprio questa curiosità gli permette di imparare, di crescere, di tornare a casa non solo vivo, ma più saggio.

Il suo ritorno a Itaca è un capolavoro di ingegno: si nasconde sotto false identità, osserva, aspetta il momento giusto. Solo allora rivela chi è, sconfigge i Proci e recupera moglie e trono. Non con la violenza cieca, ma con la mente. Per questo Ulisse, dopo tremila anni, resta un simbolo: non del guerriero, ma dell’uomo intelligente che sa usare le parole, il tempo e il silenzio come armi.

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