La fine di un'era per la maturità
Ricordi le lunghe settimane di studio matto e disperato, passate a ripassare non solo italiano, matematica e la materia della seconda prova, ma anche una manciata di altre discipline per prepararsi al temuto esame pluridisciplinare? Per gli studenti italiani, quell'incubo ha una data di scadenza ben precisa: l'anno scolastico 2018/2019.
Fino al 2018, la terza prova rappresentava uno degli scogli più imprevedibili dell'esame di Stato. Si trattava di uno scritto multidisciplinare che poteva spaziare su quattro o cinque materie dell'ultimo anno, mettendo a dura prova la memoria e la capacità di sintesi dei maturandi, spesso con domande a risposta multipla, trattazione sintetica o problemi a risposta singola.
Con la riforma fortemente voluta dall'allora ministra Valeria Fedeli, questo tassello è stato definitivamente cancellato. Da allora, l'esame si è snellito, riducendosi a due sole prove scritte — la prima di italiano e la seconda specifica per l'indirizzo di studio — seguite dal colloquio orale.
Una decisione che, all'epoca, divise il mondo della scuola. Da un lato chi esultava per la riduzione del carico di stress in un periodo già di per sé intenso; dall'altro chi temeva che la rimozione di un test così ampio potesse impoverire la verifica delle competenze complessive. Sta di fatto che, per le nuove generazioni di studenti, la terza prova è ormai solo un ricordo raccontato dai fratelli maggiori o dai professori nostalgici.
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