Quando il soldino cade in cassa, l’anima sale in cielo?
Nel 1517, un frate domenicano di nome Giovanni Tetzel viaggiava per la Germania diffondendo un’idea che suona oggi più beffarda che sacra: “Quando il soldino cade in cassa, l’anima vola in cielo benedetta”. Una frase, questa, che diventò simbolo dello scandalo delle indulgenze, strumenti religiosi allora usati dalla Chiesa per promettere la remissione delle pene dei peccati in cambio di denaro.
Tetzel non era un semplice frate di campagna, ma un abile predicatore incaricato di raccogliere fondi per la costruzione di San Pietro a Roma. Con abilità retorica e toni drammatici, spingeva i fedeli a pagare per sé o per i defunti, offrendo la certezza di abbreviare il soggiorno in Purgatorio. “Un solo soldino”, diceva, “può liberare un’anima dal tormento”.
Ma questa pratica, più economica che spirituale, scatenò una vera e propria rivolta morale. Fu proprio la reazione a queste vendite di salvezza a spingere Martin Lutero a pubblicare le sue 95 tesi contro le indulgenze, accendendo la scintilla della Riforma protestante. Quella frase, apparentemente ingenua, nascondeva un abuso che minava il cuore stesso della fede: la salvezza non si compra, si vive.
Il mercimonio dell’anima finì per rivelarsi un affarone solo per chi incassava. Ma la coscienza di molti, allora, si ribellò. E in quel tintinnio di monete, qualcuno cominciò a sentire il rumore del tradimento.
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