Vitamina D e rimborsabilità: quando la passa il Servizio Sanitario?

In Italia la rimborsabilità della vitamina D (inclusi farmaci molto diffusi come il Dibase) ha subito un'importante svolta con l'introduzione della Nota 96 dell'AIFA. La regola generale è chiara: la vitamina D non è più mutuabile per la popolazione generale in modo indistinto, ma viene garantita gratuitamente dal Servizio Sanitario Nazionale esclusivamente a chi rientra in determinate categorie di rischio.

La prescrizione a carico dello Stato è riservata a condizioni cliniche ben definite. Il farmaco viene passato gratuitamente ai pazienti con osteoporosi o in trattamento con terapie specifiche per le ossa, a chi presenta livelli ematici di vitamina D particolarmente bassi (pari o inferiori a 12 ng/ml) e agli anziani residenti in strutture di assistenza a lungo termine. La copertura include anche casi particolari come l'insufficienza renale grave o patologie che alterano il metabolismo minerale.

Per tutti coloro che non rientrano in queste specifiche soglie di rischio o parametri di laboratorio, la vitamina D rimane a pagamento. Per capire se si ha diritto alla rimborsabilità, il punto di riferimento fondamentale resta il proprio medico di medicina generale, il solo autorizzato a valutare gli esami ematici e ad applicare la nota sulla ricetta medica.

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