La malattia di don Rodrigo ne "I Promessi Sposi"

Uno dei momenti più intensi dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni è quando si scopre che don Rodrigo, il crudele e potente signorotto, cade vittima della peste. È nell’ultimo terzo del romanzo, precisamente nel capitolo XXXIII, che la malattia lo colpisce, segnando un punto di svolta nella sua vita e nella trama.

La notizia della sua condizione si diffonde in un clima di crescente panico e superstizione. Don Abbondio, che lo incontra in stato di malessere, si accorge con orrore che il malore potrebbe essere la terribile peste. Pur non avendo l'autorità per curarlo, promette di chiamare un medico. Ma intorno a don Rodrigo, ormai indebolito e isolato, serpeggiano avidità e tradimenti.

Il vero colpo arriva da un servo senza scrupoli, che invece di aiutarlo, approfitta del momento di debolezza. Si accorda segretamente con i monatti – coloro che si occupano dei malati e dei morti – per farlo portare al lazzaretto. Ma il suo vero scopo non è la cura, bensì il furto: si impossessa degli abiti del padrone, li scuote per far cadere eventuali monete o oggetti di valore, mostrando una spietata mancanza di umanità.

Questo episodio evidenzia come la peste non solo distrugga i corpi, ma corrompa anche i rapporti umani, mettendo a nudo le bassezze dell’animo. Don Rodrigo, fino a quel momento simbolo di prepotenza, diventa vittima della sua stessa solitudine e del male che ha seminato. La sua malattia non è solo fisica, ma morale: un castigo silenzioso, voluto dalla provvidenza manzoniana.

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