Quando uno studente viene bocciato?

In Italia, la bocciatura non è mai una decisione presa alla leggera. Di solito, si arriva a questa conclusione solo dopo un’attenta valutazione da parte dei docenti e del consiglio di classe.

Le motivazioni principali per una bocciatura riguardano soprattutto la mancanza di profitto in molte materie, comportamenti gravemente inadatti o un numero di assenze superiore a quello consentito dalla legge.

Per esempio, superare il 25% delle ore di lezione perse nell’anno scolastico può già mettere a rischio la promozione. Anche un voto finale troppo basso in più discipline, specie se accompagnato da una partecipazione scarsa, può portare a non superare l’anno. Non è necessario essere insufficienti in tutte le materie: a volte, anche due o tre insufficienze gravi, se non bilanciate da voti positivi, possono essere motivo di rimandamento.

Il comportamento conta, specialmente nelle scuole dell’obbligo. Un atteggiamento continuamente disturbante, ripetuti episodi di bullismo o mancato rispetto delle regole scolastiche possono essere considerati elementi decisivi per non permettere il passaggio all’anno successivo.

Va detto però che oggi le scuole tendono a privilegiare il recupero piuttosto che la bocciatura. Tanti istituti propongono corsi di sostegno, attività di recupero mirate o patti formativi per aiutare gli studenti in difficoltà. La bocciatura resta quindi un’eccezione, riservata ai casi più estremi.

In sintesi, si viene bocciati non tanto per un singolo errore, ma per un insieme di fattori che indicano un’incapacità oggettiva a proseguire il percorso scolastico con profitto e responsabilità.

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