Quando salire su un aereo significava viaggiare in mezzo al fumo

Chi oggi è abituato a volare senza poter accendere nemmeno una sigaretta elettronica fatica a crederci, ma un tempo la cabina di un aereo assomigliava a un fumoso bar di periferia. Negli anni Ottanta, salire a bordo significava fare i conti con una densa cortina di fumo che avvolgeva passeggeri e personale di volo, trasformando ogni viaggio in una prova di resistenza polmonare.

Le compagnie aeree avevano introdotto una divisione teorica, separando i passeggeri tra fumatori e non fumatori. Purtroppo, chi progettò quella disposizione dimenticò le più elementari leggi della fisica: l'aria all'interno della cabina circola liberamente, rendendo del tutto inutile separare i settori di appena una o due file. Il fumo scorreva indisturbato da una parte all'altra, rendendo l'atmosfera irrespirabile per chiunque.

Bisognerà aspettare gli anni Novanta per dare una svolta definitiva alla qualità dell'aria ad alta quota. Nel 1996, compagnie come la Delta Air Lines estesero il divieto a tutti i voli internazionali, seguite rapidamente da tutto il settore. Da allora, l'odore acre del tabacco è diventato solo un lontano ricordo, lasciando spazio a un comfort e a una sicurezza decisamente superiori per ogni viaggiatore.

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