Quando va in pensione una donna con 20 anni di contributi?

Una donna con almeno 20 anni di contributi può accedere alla pensione di vecchiaia ordinaria, ma solo se soddisfa anche il requisito anagrafico, cioè l’età minima prevista dalla legge. Nel 2022, per le lavoratrici del settore privato, l’età pensionabile è di 67 anni, a prescindere dal numero di anni di contributi versati, purché si raggiungano almeno i 20 anni.

Questo requisito è stato progressivamente aumentato negli anni, in linea con le riforme previdenziali che hanno allineato l’Italia a parametri europei. Ad esempio, nel 2017 l’età minima per le dipendenti del settore privato era di 65 anni e 7 mesi, mentre nel 2018 è salita a 66 anni e 7 mesi, fino a stabilizzarsi a 67 anni a partire dal 2019.

È importante ricordare che i 20 anni di contributi sono necessari, ma non sufficienti da soli. Senza l’età anagrafica richiesta, non è possibile accedere alla pensione di vecchiaia. Esistono però altre forme di uscita anticipata, come la pensione anticipata contributiva, che richiede un numero maggiore di anni di contributi (attualmente 42 anni e 1 mese per le donne), ma consente di andare in pensione prima del raggiungimento dei 67 anni.

In sintesi, una donna con soli 20 anni di contributi dovrà aspettare comunque il compimento dei 67 anni per andare in pensione di vecchiaia. Per questo motivo, molti lavoratori cercano di prolungare la propria attività o di riscattare periodi formativi o di studio per aumentare il montante contributivo e valutare opzioni più vantaggiose.

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